venerdì, novembre 25, 2011

Selezione innaturale

Una volta si emigrava per disperazione, adesso è trendy. Se decidi di rimanere in Italia o sei sfigato o sei provinciale. Se tuo figlio a 5 anni non è bilingue inglese e non mastica almeno un po' di mandarino (il cinese, non l'agrume) non ha futuro.
Condizionata mio malgrado dal terrorismo psicologico delle mamme mie conoscenti mi informo per mandare la mia bimba alla scuola internazionale.
Così scopro che per entrare in prima elementare ci vuole un test di ammissione della linga inglese e della matematica. Ma se già sapesse l'inglese e la matematica a 5 anni secondo voi spenderei 18 mila cucuzze all'anno per mandarla alla vostra scuola?
Credo di aver rivalutato la cara vecchia (e spesso diroccata) scuola statale dove invece dei figli dei calciatori ci sono i figli degli extracomunitari, così magari impara anche un po' di indiano, e gratis. Si sa mai.

lunedì, novembre 21, 2011

Uomini

Ieri ho riguardato un grande classico: Butch Cassidy and the Sundance Kid, un western sui generis, in cui i cowboys non hanno i denti marci e non sputano per strada, ma al contrario sono due gentlemen in pantaloni di pelle sartoriali e cinturone su misura.
La musica anni 60 di Burt Bacharach e il ritmo lento ne fanno, per un purista del genere, sostanzialmente un film pacco.
Eppure. Mentre due minuti dopo l’inizio del film Margherita ronfava già a pancia all’aria sul divano e Carlo era scappato ad ammazzare samurai mutanti sull’ipad, io fissavo ipnotizzata lo schermo, chiedendomi come avesse mai potuto madre natura concepire due essere umani così strepitosi nella stessa epoca storica.
La coppia Newman - Redford rimane un evento cinematografico irripetibile. I due non si limitano ed essere fascinosi ironici e bellissimi senza alcuno sforzo, ma interagiscono con complicità e calma, senza protagonismo o antagonismo, spartendosi bottini, donne e celebrità sia sullo schermo che nella vita.
Mai due attrici potrebbero creare un’alchimia del genere. Ma forse nemmeno due attori. Non più.

mercoledì, novembre 16, 2011

Grooming

Dopo i 40 la manutenzione del proprio aspetto si fa davvero impegnativa.
La mia chioma assomiglia sempre di più ad una marmotta, nella consistenza e nel colore.
Oggi ho implorato l’aiuto della parrucchiera, che senza alcuna empatia verso la mia tragedia personale mi consiglia di condire quell’orrendo color biondo menopausa, opera della sua scarsa perizia, con qualche consolatorio colpo di sole.
“Si, ok mi sembra un'ottima idea”, dico, “li vorrei così”, ed esibisco una foto di margherita, che ha i capelli come quelli della barbie surfista, biondi, setosi, lunghi e striati dal sole.
Il body language della parrucchiera mi fa capire che nemmeno con un intervento divino riuscirebbe a realizzare sto miracolo.
Sospiro, e mostrandomi comprensiva verso la sua evidente mancanza di talento, le mostro allora la foto del mio parquet di teak, a caldi listoni castani alternati ad altri più chiari: “e così sei capace di farli?”
Lei ride. Non capisce, la sciocchina, che da quando mi faccio il colore non ho più alcun senso dell’umorismo.

martedì, novembre 15, 2011

Vegetale o animale?

Benjamin e' alto, dinoccolato, col fusto smilzo e la chioma rada, leggermente incurvato, un po' rinsecchito nella parte bassa.
Robusta e' bassottella e un po' inquartata. E' inquieta e scombinata, coi rami che vanno da tutte le parti e le foglie parzialmente scolorite.
Sia a Benjamin che a Robusta piace molto bere.
E' evidente che non solo i cani assomigliano ai padroni.

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venerdì, novembre 11, 2011

11.11.11

Per rassicurarmi sull'efficienza della numerologia oggi l'Ascensore dell'ufficio che, forse non l'ho detto, ha una volontà propria e per lo più in disaccordo con la mia, ha cercato di tagliarmi un braccio tra le sue porte a ghigliottina e poi mi ha portato nel seminterrato dove sperava ci fosse freddy kruger a farmi la festa.

D'altra parte come dicono i cinesi l'1 è numero di buon auspicio. Figurati 6 1 di seguito. 
La mia orgia di fortuna si è consumata alla vendita "friends and family" di costume nationale che mi ha fruttato 1 x 6 oggetti di meravigliosa fattura e (relativamente) dingnitoso costo.

E come se non bastasse oggi ho mangiato schifezze ogni 1 ora per 6 ore banchè non tutte provenienti dalla macchinetta spara-schifezze dell'ufficio,  il che probabilmente peggiora i miei chakra, oltre che la mia adipe.

Nonostante la mia conclamata idiozia realmente l'11.11.11 è stato per me un giorno demoniaco, ma credo che l'insegnamento migliore che io possa trarre da un caro amico e uomo fuori dal comune che, innamorato della vita, la vita ha dovuto lasciare tragicamente e troppo troppo presto, è questo: solo ottimismo, umorismo, e totale dedizione a chi ami rendono la vita degna di essere vissuta.

adios.












venerdì, ottobre 28, 2011

Il 50% del DNA

- Io: Margherita mi sorprende, ha un carattere così solare… Si alza la mattina ed è sorridente, è sempre allegra, socievole, aperta, ottimista, canta e ride in continuazione. Non capisco, io da piccola ero così seria. Una bambina crepuscolare…
- Christina: Avrà preso da lui. No?
- Io: Lui chi?

giovedì, dicembre 09, 2010

Adenoidi

Oggi è la vigilia della prima operazione in anestesia totale di mia figlia, che ha 4 anni ed è molto più coraggiosa di me. Io infatti me la sto facendo sotto, e sdrammatizzo scrivendone.

Una settimana fa la portiamo a fare gli esami pre operatori. Premetto che io sono agofoba e già quando vedo un’infermiera strizzare un batuffolo di cotone idrofilo mi gira la testa.
Dissimulando tensione e stress le ripeto “amore stai tranquilla, non devi aver paura”. Lei, tranquilla e senza paura mi sottolinea: ” sono tranquilla, non ho paura”.
Ma io non ci credo. Penso che stia facendo un po’ la brillante. E’ il genere di frasi che dico anche io, appena prima di stramazzare al suolo. Quindi mi preparo ad un traumatico prelievo.

Entriamo in ambulatorio: le infermiere indossano camici con ingannevoli bolle colorate e figure allegre, come se ci fosse da stare allegri, con una che ti vuole cavare un’ampolla di plasma a tradimento.
“Vuoi stare in braccio a papà o mamma per fare questo giochino?” chiede l’infermiera travestita da clown.
“In braccio a papà!!!” urlo io e penso “sti giochini falli a casa tua nel tuo tempo libero”.

L’infermiera continua la pantomima: “adesso ti metto un bel braccialettino” (leggi “laccio emostatico”: la sola presenza del prefisso “emo” mi procura un brusco calo di pressione): penso che sicuramente mia figlia non ci casca, è troppo sgamata. Invece la vedo tendere il braccino cicciottello con totale fiducia.
E mentre la intorta di parole carine e false come giuda, l’infermiera le infila l’ago in vena.

Io intanto da 4 metri di distanza tolgo gli occhiali per essere certa di non vedere nulla e trattengo il fiato, aspettando il momento in cui sentirò la mia bimba lacerare l’aria con un urlo di dolore sovrumano.

Invece la prossima cosa che sento è “ecco fatto” e la prima cosa che vedo è la mia bimba che mi zampetta incontro allegra, e mi dice “mamma, adesso mi dai la brioche al cioccolato?”

Ora, non so come affronterò il domani, ma forse mia figlia mi farà forza.

giovedì, novembre 25, 2010

H&M endurance contest


H&M ha colpito ancora.
La capsule collection Lanvin per H&M (bellissima) ha mobilitato schiere di impavide ed instancabili shoppers che dalle 4 di venerdì notte hanno pazientemente iniziato a far la coda fuori dai negozi per accaparrarsi i pezzi del solitamente irraggiungibile marchio francese.
Ammiro H&M per questa capacità di smuovere i desideri e bruciare le calorie di così tante donne e per aver convinto (attraverso chissà quali argomentazioni filantropiche) un brand come Lanvin ad esporre i suoi pezzi d’arte in mezzo a masse di vestiario indistinto.
Ammiro anche le suddette budget-conscious fashion addicts (insomma le maniache che si sono sparate 6 ore di coda nel gelo della notte milanese) per la forza d’animo e la prova di endurance, e pure un po’ le invidio, io che non riesco a far la fila nemmeno per pagare all’esselunga.
D’altra parte le cose per cui si combatte danno molta più soddisfazione.

martedì, novembre 23, 2010

L'eleganza del riccio


Questo libro mi ha illuminato su un fatto: non c'è da sorprendersi se leggo djuna barnes e poi guardo iron man con la stessa avidità: i legami culturali sono così numerosi e gli elementi che ci influenzano così variegati che i nostri gusti sono randagi, imprevedibili e meravigliosamente incoerenti.
Ho probabilmente almeno una cosa in comune con qualsiasi essere umano nell'universo.
Grazie a questo libro ogni volta che vedo la mia portinaia ukraina mi viene voglia di chiederle un parere su bulgakov.

mercoledì, novembre 17, 2010

Stress meccanico

Oggi il meccanico mi ha riconsegnato il mio motorino, rinvigorito da un mese di fermo e da una sostituzione al carburatore che ho pagato più di un’operazione a cuore aperto.
Il fetente, dopo aver latitato per un mese, mi riconsegna il motorino sporco come glie lo avevo dato (quindi tanto).
Così, aspettando il lavaggio del mezzo, il meccanico tira fuori l’ennesima sigaretta e, come accade spesso (vedi post sui tassisti) inizia a raccontarmi della sua vita.
Ma perché? Chi te l’ha chiesto? Nemmeno ti conosco!
Eppure anche stavolta ascolto. Mi dice tante cose, ma quella che mi colpisce di più, e che è al centro del suo sfogo, è che lui è STRESSATO. Sissignore, dice che non riesce a dormire di notte tanto è stressato.
“ma, con rispetto parlando, cos’è che ti stessa tanto?” chiedo, davvero incapace di comprendere la genesi di tanta ansia.
“il lavoro”, mi risponde con gli occhi ormai lucidi.
“senti, con tutto il bene che ti voglio, anche se ti fai pagare come un cardiochirurgo tu non salvi vite umane. Non è ragionevole che tu sia cosi stressato, su ripigliati e stai sereno”.
“eh, ma io somatizzo. Ad esempio, lo sai che l’altro giorno sono dovuto andare fino a bisceglie a prendere un pezzo di ricambio?” .
“bisceglie in puglia?”
“no, bisceglie a milano”
“abbè, in effetti tanto vicino non è” dico comprensiva “però almeno ci arriva il metro”.
E intanto penso che le mie 170 cucuzze serviranno a finanziare l’ennesimo strizzacervelli.

sabato, novembre 13, 2010

High Hopes

Sometimes I feel just like the dark side of the moon. And this is the song that best represents it. And English is definitely the language.

giovedì, novembre 11, 2010

Non si sa mai

Ho un feeling coi tassisti, è cosa risaputa. Appena appoggio le chiappe sui sedili posteriori di un taxi, il posto di guida diventa il lettino dello strizzacervelli e loro iniziano vuotare il sacco: mi raccontano delle loro vite, mi svelano segreti scabrosi, a volte mi fanno pure l'oroscopo.

Settimana scorsa succede che, alla fine del nostro percorso, tragitto fisico e viaggio spirituale in cui mi racconta della sua recente conversione al cristianesimo, colpito evidentemente dall'energia spirituale che scaturisce dal mio silenzio contemplativo, lo squinternato tassista mi allunga un'immaginetta della Madonna in una delle sue pose più angeliche. Dopo l'iniziale paralisi che tipicamente santi e madonne mi procurano, faccio presente al gentile tassista che io "non credo". E lui mi dice "la tenga, non si sa mai".
Per gentilezza me la infilo in borsa. E da allora è li, la Madonna di Medjugorje, che si contende con chiavette usb, fazzolettini semiusati e multe non pagate il poco spazio disponibile nella borsa.
Il fatto è che non ho il coraggio di buttarla via: dai, non si butta via la Madonna. Nemmeno se sei ateo.
Così ieri ho deciso, per mettere a posto la coscienza, di concederle uno spazio privilegiato e protetto nella mia borsa: la taschina destinata ai tampax. Almeno li sta comoda.

lunedì, ottobre 11, 2010

Un libro illuminante


Sto leggendo la biografia di Agassi, che ho tanto amato, e ancora amo (in remoto)
Al di là della mia risaputa passione per le cosce dei tennisti, il ragazzo aveva un quid in più, era una contraddizione vivente: veloce, irriverente, vulcanico, e allo stesso tempo perduto nei suoi pensieri, emotivo, sempre un po’ fuori luogo.
In lui vedevo il riflesso delle mie menate adolescenziali, un tentativo goffo e sexy di nascondere le proprie debolezze dietro a colori accecanti e capelli arruffati.
Nella biografia fa diverse rivelazioni scottanti. Io sono rimasta colpite da due in particolare. La prima è che lui odia il tennis, l’ha sempre odiato. Una verità sorprendente e liberatoria: cioè, è normale, e perfettamente accettabile, fare un lavoro che non ti piace, per tutti, persino per un tennista prodigioso.
La seconda rivelazione riguarda i suoi capelli: ho sempre avuto una predilezione per gli uomini coi capelli lunghi (di recente mi è passata, chiaramente). Il suo look, sexy-macho-tamarro-capelluto mi faceva impazzire.
Viene fuori che Andre, fin da giovanissimo, perdeva i capelli. Con candore rivela che preferiva coprire la calvizie incipiente con una parrucca.
Finchè un bel giorno, decide. Abbandona la sua chioma e si rasa a zero. In quel momento, simbolicamente, muore Andre ragazzo e nasce Andre uomo. Uomo incasinato ma sempre uomo.
Mai nella vita si è visto un tale cambiamento esteriore accompagnato da tale cambiamento interiore. A quello da ragazzina non ero pronta, non volevo che lui crescesse, così improvvisamente, e allora l’ho lasciato, questo mio fidanzato adorato. Non gli ho perdonato di essere diventato uomo. E calvo.

Poi l'ho rivisto, dal vivo, agli Internazionali di Roma, in uno dei suoi ultimi tornei prima di ritirarsi e mi sono innamorata di nuovo. Finalmente il MIO Andre (credo che il segreto della sua popolarità fosse proprio l’empatia che riusciva a scatenare nei fans), prima tormentato, poi pelato, aveva trovato un equilibrio, forse addirittura la serenità. Padre di famiglia, riconciliato con il suo destino, amato dal pubblico, addolcito nei lineamenti, libero di commuoversi e di essere felice.

Era cresciuto, come me, e ancora una volta aveva qualcosa da insegnarmi. Uno sconosciuto che mi pare di conoscere intimamente. Possibile?

domenica, settembre 26, 2010

Commozioni cerebrali


Una sfilata può essere vista dai più come effimero spreco di denaro stoffe e luci. La mia opinione è che una sfilata di moda sia un efficientissimo laboratorio per produrre facili emozioni.
La formula è semplificata eppure funziona. Ci sono tutti gli ingredienti.
L'attesa. Una sfilata che si rispetti inizia in ritardo. In quei tre quarti d'ora di attesa hai tutto il tempo per scrutare le celebrities perfette o perfezionate, nonchè per ammirare una folla di donne elegantissime e in genere alte e magre che aggiungono l'elemento aspirazionale alla formula.
L'atmosfera è carica di tensione, i fotografi si accumulano in cima alle scalinate, le luci si accendono e, terzo elemento della formula, parte la musica: altissima, pompata nelle orecchie, incalzante. E proprio in quel momento arrivano le modelle, e, su di loro, i tanto attesi ABITI.
La formula è completa. Loro sfilano, queste donne che non esistono nella vita reale, code statistiche della bellezza umana, e incedono sulla passerella con fare isterico, annoiato, a volte distratto, certamente serio, perchè serissimo è quello che stanno facendo qui, camminano con un vestito di moschino addosso, per la miseria.
Il tutto dura circa 7 minuti, come è giusto che sia un climax, breve e intenso.
Il laboratorio della maison moschino ce l'ha fatta, mi sono emozionata, mi sono addirittura commossa.

giovedì, settembre 09, 2010

A life less ordinary?

A quelli come me piace essere apprezzati per la propria arguzia, il virtuosismo verbale, il senso dell'umorismo. Snobbiamo gli ordinari e gli ignoranti, inorridiamo di fronte ad un errore di sintassi o di grammatica. Godiamo quando partoriamo un pensiero originale o laterale.
E poi.
Personalmente non riesco ad essere precisa nel mio lavoro, a vivere senza ansia, a non subire la pressione degli obiettivi imposti dall'alto, a non perdere fiducia in me stessa, ad imporre la mia volontà nemmeno su me stessa.
Non è forse questo, il più evidente segnale di ordinarietà?

martedì, agosto 31, 2010

Cariatidi e dèi greci assortiti


IO: ti è piaciuto il partenone?
Carlo: immensamente
IO (scettica): davvero?
Carlo: si bè, dai, tutte ste storie per quattro colonne in croce
IO: veramente in verticale
Carlo: si, ma sempre quattro colonne sono. In stile dorico.
IO: mi stupisci. stile dorico...
Carlo: si, mentre le cariatidi stile eolico
IO: eolico eh?
Carlo: si, eolico, da eolo
IO: che era uno dei sette nani?
Carlo: no era il dio del vento
IO: già. e poi c'è lo stile fotonico, in onore del dio della luce

mercoledì, agosto 25, 2010

A volte ai mulini girano le pale

Al mare ho conosciuto la Tipica Signora Bene milanese. Ha una bambina e un bambino bellissimi, e un marito affascinante e benestante. Insomma la tipica famiglia del mulino bianco.
Tranne che, invece di vivere nel mulino circondata da campi di papaveri, la Signora vive in un appartamento di 200mq in centro a Milano.
Invece di fare crostatine col grano trebbiato dal mugnaio di famiglia va a fare la spesa da peck.
Invece di spazzare la farina dal pavimento di pietra è coadiuvata da una filippina che ogni giorno le lustra il parquet di wengè e da una tata che le gestisce i figli.

Respect. E invidia. Se non che.
Un giorno la signora mi dice: "Sai, quest anno ho deciso di farmi due mesi di mare perchè sono arrivata a giugno DAVVERO stanchissima!"
................................ Ora. Tutte le donne che, oltre a lavorare, si smazzano i figli, a volte riescono pure a giocarci, puliscono il cesso, stirano a luglio con 35 gradi, non vedono l'ora di usare i punti dell'esselunga per comprare l'aspirapolvere nuovo, si sentano libere di riempire questi puntini come meglio credono.

martedì, agosto 24, 2010

Ufficio fronte mare

Mi trovo sulla splendida spiaggia di Cala Ginepro, Orosei, e vedo arrivare un inusuale ambulante: ha l'aspetto di un armatore abbronzato e distinto, bermuda bianchi e polo blu, capelli brizzolati e occhiali aviator. Trascina tranquillamente sulla sabbia, sotto il sole a picco di agosto, una bancarella. Dico, una bancarella vera e proria, dotata di ruote, dalla quale ciondolano collane di conchiglie e bracciali corallini.

"che fatica" commento guardandolo con partecipazione.

Lui, un vero signore, mi ripaga con un'occhiata impetosita, facendomi capire che io, della vita, non ho capito un tubo. Poi mi dice " fatica è alzarsi con la preoccupazione, coi pensieri, con l'ansia. Questo qui , è solo lavoro. E poi.... guardi che ufficio mi ritrovo" fa, allargando le baccia a contenere il mare, la spiaggia, e tutte le sue (orribili) collane di conchiglie.

"Fronte mare " dico sorridendo, e, finalmente, capisco.

giovedì, agosto 05, 2010

Blackout

Sono giunta ad una tremenda conclusione: non so più scrivere. Non ho più nulla di sensato su cui ironizzare o su cui sconcertarmi.
Tolgo il disturbo, tornerò qualora più ispirata.

mercoledì, agosto 04, 2010

Vintage malaga

Oggi sono stata accusata di essere una vecchia babbiona dalle ragazze del mio team, per aver ordinato alla nostra gelateria il gusto malaga.
Mi hanno detto che è un gusto molto anni 80 il che equivale, nel loro caso, a dire che è un gusto tipico di quando loro avevano due anni.

Quindi molto MOLTO vintage.
Posso essere d'accordo, infatti il gelataio, all'udire per telefono l'ordine inconsueto, ha negato perfino l'esistenza di un tale gusto. Chiaramente deve essere nato negli anni 80 pure lui.
E comunque il malaga è un gusto in estinzione, raro come il panda.

Io che distinguo le persone in due categorie: i gusti creme e i gusti frutta, propendendo ad avere rapporti umani e fisici solo con i primi, ritengo che gli estimatori del malaga siano persone solari, goderecce e mediamente pingui.

A parziale comfutazione della mia teoria va detto che in paesi evoluti e tiepidamente frigidi quali uk e francia, il malaga , pur nella traduzione svecchiata e meno libidinosa di rum-raisin, è un gusto comume, al pari della vaniglia.

Insomma in italia sono vecia, in uk sono ordinaria.