Oggi è la vigilia della prima operazione in anestesia totale di mia figlia, che ha 4 anni ed è molto più coraggiosa di me. Io infatti me la sto facendo sotto, e sdrammatizzo scrivendone.
Una settimana fa la portiamo a fare gli esami pre operatori. Premetto che io sono agofoba e già quando vedo un’infermiera strizzare un batuffolo di cotone idrofilo mi gira la testa.
Dissimulando tensione e stress le ripeto “amore stai tranquilla, non devi aver paura”. Lei, tranquilla e senza paura mi sottolinea: ” sono tranquilla, non ho paura”.
Ma io non ci credo. Penso che stia facendo un po’ la brillante. E’ il genere di frasi che dico anche io, appena prima di stramazzare al suolo. Quindi mi preparo ad un traumatico prelievo.
Entriamo in ambulatorio: le infermiere indossano camici con ingannevoli bolle colorate e figure allegre, come se ci fosse da stare allegri, con una che ti vuole cavare un’ampolla di plasma a tradimento.
“Vuoi stare in braccio a papà o mamma per fare questo giochino?” chiede l’infermiera travestita da clown.
“In braccio a papà!!!” urlo io e penso “sti giochini falli a casa tua nel tuo tempo libero”.
L’infermiera continua la pantomima: “adesso ti metto un bel braccialettino” (leggi “laccio emostatico”: la sola presenza del prefisso “emo” mi procura un brusco calo di pressione): penso che sicuramente mia figlia non ci casca, è troppo sgamata. Invece la vedo tendere il braccino cicciottello con totale fiducia.
E mentre la intorta di parole carine e false come giuda, l’infermiera le infila l’ago in vena.
Io intanto da 4 metri di distanza tolgo gli occhiali per essere certa di non vedere nulla e trattengo il fiato, aspettando il momento in cui sentirò la mia bimba lacerare l’aria con un urlo di dolore sovrumano.
Invece la prossima cosa che sento è “ecco fatto” e la prima cosa che vedo è la mia bimba che mi zampetta incontro allegra, e mi dice “mamma, adesso mi dai la brioche al cioccolato?”
Ora, non so come affronterò il domani, ma forse mia figlia mi farà forza.
giovedì, dicembre 09, 2010
giovedì, novembre 25, 2010
H&M endurance contest
H&M ha colpito ancora.
La capsule collection Lanvin per H&M (bellissima) ha mobilitato schiere di impavide ed instancabili shoppers che dalle 4 di venerdì notte hanno pazientemente iniziato a far la coda fuori dai negozi per accaparrarsi i pezzi del solitamente irraggiungibile marchio francese.
Ammiro H&M per questa capacità di smuovere i desideri e bruciare le calorie di così tante donne e per aver convinto (attraverso chissà quali argomentazioni filantropiche) un brand come Lanvin ad esporre i suoi pezzi d’arte in mezzo a masse di vestiario indistinto.
Ammiro anche le suddette budget-conscious fashion addicts (insomma le maniache che si sono sparate 6 ore di coda nel gelo della notte milanese) per la forza d’animo e la prova di endurance, e pure un po’ le invidio, io che non riesco a far la fila nemmeno per pagare all’esselunga.
D’altra parte le cose per cui si combatte danno molta più soddisfazione.
martedì, novembre 23, 2010
L'eleganza del riccio
Questo libro mi ha illuminato su un fatto: non c'è da sorprendersi se leggo djuna barnes e poi guardo iron man con la stessa avidità: i legami culturali sono così numerosi e gli elementi che ci influenzano così variegati che i nostri gusti sono randagi, imprevedibili e meravigliosamente incoerenti.
Ho probabilmente almeno una cosa in comune con qualsiasi essere umano nell'universo.
Grazie a questo libro ogni volta che vedo la mia portinaia ukraina mi viene voglia di chiederle un parere su bulgakov.
mercoledì, novembre 17, 2010
Stress meccanico
Oggi il meccanico mi ha riconsegnato il mio motorino, rinvigorito da un mese di fermo e da una sostituzione al carburatore che ho pagato più di un’operazione a cuore aperto.
Il fetente, dopo aver latitato per un mese, mi riconsegna il motorino sporco come glie lo avevo dato (quindi tanto).
Così, aspettando il lavaggio del mezzo, il meccanico tira fuori l’ennesima sigaretta e, come accade spesso (vedi post sui tassisti) inizia a raccontarmi della sua vita.
Ma perché? Chi te l’ha chiesto? Nemmeno ti conosco!
Eppure anche stavolta ascolto. Mi dice tante cose, ma quella che mi colpisce di più, e che è al centro del suo sfogo, è che lui è STRESSATO. Sissignore, dice che non riesce a dormire di notte tanto è stressato.
“ma, con rispetto parlando, cos’è che ti stessa tanto?” chiedo, davvero incapace di comprendere la genesi di tanta ansia.
“il lavoro”, mi risponde con gli occhi ormai lucidi.
“senti, con tutto il bene che ti voglio, anche se ti fai pagare come un cardiochirurgo tu non salvi vite umane. Non è ragionevole che tu sia cosi stressato, su ripigliati e stai sereno”.
“eh, ma io somatizzo. Ad esempio, lo sai che l’altro giorno sono dovuto andare fino a bisceglie a prendere un pezzo di ricambio?” .
“bisceglie in puglia?”
“no, bisceglie a milano”
“abbè, in effetti tanto vicino non è” dico comprensiva “però almeno ci arriva il metro”.
E intanto penso che le mie 170 cucuzze serviranno a finanziare l’ennesimo strizzacervelli.
Il fetente, dopo aver latitato per un mese, mi riconsegna il motorino sporco come glie lo avevo dato (quindi tanto).
Così, aspettando il lavaggio del mezzo, il meccanico tira fuori l’ennesima sigaretta e, come accade spesso (vedi post sui tassisti) inizia a raccontarmi della sua vita.
Ma perché? Chi te l’ha chiesto? Nemmeno ti conosco!
Eppure anche stavolta ascolto. Mi dice tante cose, ma quella che mi colpisce di più, e che è al centro del suo sfogo, è che lui è STRESSATO. Sissignore, dice che non riesce a dormire di notte tanto è stressato.
“ma, con rispetto parlando, cos’è che ti stessa tanto?” chiedo, davvero incapace di comprendere la genesi di tanta ansia.
“il lavoro”, mi risponde con gli occhi ormai lucidi.
“senti, con tutto il bene che ti voglio, anche se ti fai pagare come un cardiochirurgo tu non salvi vite umane. Non è ragionevole che tu sia cosi stressato, su ripigliati e stai sereno”.
“eh, ma io somatizzo. Ad esempio, lo sai che l’altro giorno sono dovuto andare fino a bisceglie a prendere un pezzo di ricambio?” .
“bisceglie in puglia?”
“no, bisceglie a milano”
“abbè, in effetti tanto vicino non è” dico comprensiva “però almeno ci arriva il metro”.
E intanto penso che le mie 170 cucuzze serviranno a finanziare l’ennesimo strizzacervelli.
sabato, novembre 13, 2010
High Hopes
Sometimes I feel just like the dark side of the moon. And this is the song that best represents it. And English is definitely the language.
giovedì, novembre 11, 2010
Non si sa mai
Ho un feeling coi tassisti, è cosa risaputa. Appena appoggio le chiappe sui sedili posteriori di un taxi, il posto di guida diventa il lettino dello strizzacervelli e loro iniziano vuotare il sacco: mi raccontano delle loro vite, mi svelano segreti scabrosi, a volte mi fanno pure l'oroscopo.
Settimana scorsa succede che, alla fine del nostro percorso, tragitto fisico e viaggio spirituale in cui mi racconta della sua recente conversione al cristianesimo, colpito evidentemente dall'energia spirituale che scaturisce dal mio silenzio contemplativo, lo squinternato tassista mi allunga un'immaginetta della Madonna in una delle sue pose più angeliche. Dopo l'iniziale paralisi che tipicamente santi e madonne mi procurano, faccio presente al gentile tassista che io "non credo". E lui mi dice "la tenga, non si sa mai".
Per gentilezza me la infilo in borsa. E da allora è li, la Madonna di Medjugorje, che si contende con chiavette usb, fazzolettini semiusati e multe non pagate il poco spazio disponibile nella borsa.
Il fatto è che non ho il coraggio di buttarla via: dai, non si butta via la Madonna. Nemmeno se sei ateo.
Così ieri ho deciso, per mettere a posto la coscienza, di concederle uno spazio privilegiato e protetto nella mia borsa: la taschina destinata ai tampax. Almeno li sta comoda.
Settimana scorsa succede che, alla fine del nostro percorso, tragitto fisico e viaggio spirituale in cui mi racconta della sua recente conversione al cristianesimo, colpito evidentemente dall'energia spirituale che scaturisce dal mio silenzio contemplativo, lo squinternato tassista mi allunga un'immaginetta della Madonna in una delle sue pose più angeliche. Dopo l'iniziale paralisi che tipicamente santi e madonne mi procurano, faccio presente al gentile tassista che io "non credo". E lui mi dice "la tenga, non si sa mai".
Per gentilezza me la infilo in borsa. E da allora è li, la Madonna di Medjugorje, che si contende con chiavette usb, fazzolettini semiusati e multe non pagate il poco spazio disponibile nella borsa.
Il fatto è che non ho il coraggio di buttarla via: dai, non si butta via la Madonna. Nemmeno se sei ateo.
Così ieri ho deciso, per mettere a posto la coscienza, di concederle uno spazio privilegiato e protetto nella mia borsa: la taschina destinata ai tampax. Almeno li sta comoda.
lunedì, ottobre 11, 2010
Un libro illuminante

Sto leggendo la biografia di Agassi, che ho tanto amato, e ancora amo (in remoto)
Al di là della mia risaputa passione per le cosce dei tennisti, il ragazzo aveva un quid in più, era una contraddizione vivente: veloce, irriverente, vulcanico, e allo stesso tempo perduto nei suoi pensieri, emotivo, sempre un po’ fuori luogo.
In lui vedevo il riflesso delle mie menate adolescenziali, un tentativo goffo e sexy di nascondere le proprie debolezze dietro a colori accecanti e capelli arruffati.
Nella biografia fa diverse rivelazioni scottanti. Io sono rimasta colpite da due in particolare. La prima è che lui odia il tennis, l’ha sempre odiato. Una verità sorprendente e liberatoria: cioè, è normale, e perfettamente accettabile, fare un lavoro che non ti piace, per tutti, persino per un tennista prodigioso.
La seconda rivelazione riguarda i suoi capelli: ho sempre avuto una predilezione per gli uomini coi capelli lunghi (di recente mi è passata, chiaramente). Il suo look, sexy-macho-tamarro-capelluto mi faceva impazzire.
Viene fuori che Andre, fin da giovanissimo, perdeva i capelli. Con candore rivela che preferiva coprire la calvizie incipiente con una parrucca.
Finchè un bel giorno, decide. Abbandona la sua chioma e si rasa a zero. In quel momento, simbolicamente, muore Andre ragazzo e nasce Andre uomo. Uomo incasinato ma sempre uomo.
Mai nella vita si è visto un tale cambiamento esteriore accompagnato da tale cambiamento interiore. A quello da ragazzina non ero pronta, non volevo che lui crescesse, così improvvisamente, e allora l’ho lasciato, questo mio fidanzato adorato. Non gli ho perdonato di essere diventato uomo. E calvo.
Poi l'ho rivisto, dal vivo, agli Internazionali di Roma, in uno dei suoi ultimi tornei prima di ritirarsi e mi sono innamorata di nuovo. Finalmente il MIO Andre (credo che il segreto della sua popolarità fosse proprio l’empatia che riusciva a scatenare nei fans), prima tormentato, poi pelato, aveva trovato un equilibrio, forse addirittura la serenità. Padre di famiglia, riconciliato con il suo destino, amato dal pubblico, addolcito nei lineamenti, libero di commuoversi e di essere felice.
Era cresciuto, come me, e ancora una volta aveva qualcosa da insegnarmi. Uno sconosciuto che mi pare di conoscere intimamente. Possibile?
domenica, settembre 26, 2010
Commozioni cerebrali

Una sfilata può essere vista dai più come effimero spreco di denaro stoffe e luci. La mia opinione è che una sfilata di moda sia un efficientissimo laboratorio per produrre facili emozioni.
La formula è semplificata eppure funziona. Ci sono tutti gli ingredienti.
L'attesa. Una sfilata che si rispetti inizia in ritardo. In quei tre quarti d'ora di attesa hai tutto il tempo per scrutare le celebrities perfette o perfezionate, nonchè per ammirare una folla di donne elegantissime e in genere alte e magre che aggiungono l'elemento aspirazionale alla formula.
L'atmosfera è carica di tensione, i fotografi si accumulano in cima alle scalinate, le luci si accendono e, terzo elemento della formula, parte la musica: altissima, pompata nelle orecchie, incalzante. E proprio in quel momento arrivano le modelle, e, su di loro, i tanto attesi ABITI.
La formula è completa. Loro sfilano, queste donne che non esistono nella vita reale, code statistiche della bellezza umana, e incedono sulla passerella con fare isterico, annoiato, a volte distratto, certamente serio, perchè serissimo è quello che stanno facendo qui, camminano con un vestito di moschino addosso, per la miseria.
Il tutto dura circa 7 minuti, come è giusto che sia un climax, breve e intenso.
Il laboratorio della maison moschino ce l'ha fatta, mi sono emozionata, mi sono addirittura commossa.
giovedì, settembre 09, 2010
A life less ordinary?
A quelli come me piace essere apprezzati per la propria arguzia, il virtuosismo verbale, il senso dell'umorismo. Snobbiamo gli ordinari e gli ignoranti, inorridiamo di fronte ad un errore di sintassi o di grammatica. Godiamo quando partoriamo un pensiero originale o laterale.
E poi.
Personalmente non riesco ad essere precisa nel mio lavoro, a vivere senza ansia, a non subire la pressione degli obiettivi imposti dall'alto, a non perdere fiducia in me stessa, ad imporre la mia volontà nemmeno su me stessa.
Non è forse questo, il più evidente segnale di ordinarietà?
E poi.
Personalmente non riesco ad essere precisa nel mio lavoro, a vivere senza ansia, a non subire la pressione degli obiettivi imposti dall'alto, a non perdere fiducia in me stessa, ad imporre la mia volontà nemmeno su me stessa.
Non è forse questo, il più evidente segnale di ordinarietà?
martedì, agosto 31, 2010
Cariatidi e dèi greci assortiti

IO: ti è piaciuto il partenone?
Carlo: immensamente
IO (scettica): davvero?
Carlo: si bè, dai, tutte ste storie per quattro colonne in croce
IO: veramente in verticale
Carlo: si, ma sempre quattro colonne sono. In stile dorico.
IO: mi stupisci. stile dorico...
Carlo: si, mentre le cariatidi stile eolico
IO: eolico eh?
Carlo: si, eolico, da eolo
IO: che era uno dei sette nani?
Carlo: no era il dio del vento
IO: già. e poi c'è lo stile fotonico, in onore del dio della luce
mercoledì, agosto 25, 2010
A volte ai mulini girano le pale
Al mare ho conosciuto la Tipica Signora Bene milanese. Ha una bambina e un bambino bellissimi, e un marito affascinante e benestante. Insomma la tipica famiglia del mulino bianco.
Tranne che, invece di vivere nel mulino circondata da campi di papaveri, la Signora vive in un appartamento di 200mq in centro a Milano.
Invece di fare crostatine col grano trebbiato dal mugnaio di famiglia va a fare la spesa da peck.
Invece di spazzare la farina dal pavimento di pietra è coadiuvata da una filippina che ogni giorno le lustra il parquet di wengè e da una tata che le gestisce i figli.
Respect. E invidia. Se non che.
Un giorno la signora mi dice: "Sai, quest anno ho deciso di farmi due mesi di mare perchè sono arrivata a giugno DAVVERO stanchissima!"
................................ Ora. Tutte le donne che, oltre a lavorare, si smazzano i figli, a volte riescono pure a giocarci, puliscono il cesso, stirano a luglio con 35 gradi, non vedono l'ora di usare i punti dell'esselunga per comprare l'aspirapolvere nuovo, si sentano libere di riempire questi puntini come meglio credono.
Tranne che, invece di vivere nel mulino circondata da campi di papaveri, la Signora vive in un appartamento di 200mq in centro a Milano.
Invece di fare crostatine col grano trebbiato dal mugnaio di famiglia va a fare la spesa da peck.
Invece di spazzare la farina dal pavimento di pietra è coadiuvata da una filippina che ogni giorno le lustra il parquet di wengè e da una tata che le gestisce i figli.
Respect. E invidia. Se non che.
Un giorno la signora mi dice: "Sai, quest anno ho deciso di farmi due mesi di mare perchè sono arrivata a giugno DAVVERO stanchissima!"
................................ Ora. Tutte le donne che, oltre a lavorare, si smazzano i figli, a volte riescono pure a giocarci, puliscono il cesso, stirano a luglio con 35 gradi, non vedono l'ora di usare i punti dell'esselunga per comprare l'aspirapolvere nuovo, si sentano libere di riempire questi puntini come meglio credono.
martedì, agosto 24, 2010
Ufficio fronte mare
Mi trovo sulla splendida spiaggia di Cala Ginepro, Orosei, e vedo arrivare un inusuale ambulante: ha l'aspetto di un armatore abbronzato e distinto, bermuda bianchi e polo blu, capelli brizzolati e occhiali aviator. Trascina tranquillamente sulla sabbia, sotto il sole a picco di agosto, una bancarella. Dico, una bancarella vera e proria, dotata di ruote, dalla quale ciondolano collane di conchiglie e bracciali corallini.
"che fatica" commento guardandolo con partecipazione.
Lui, un vero signore, mi ripaga con un'occhiata impetosita, facendomi capire che io, della vita, non ho capito un tubo. Poi mi dice " fatica è alzarsi con la preoccupazione, coi pensieri, con l'ansia. Questo qui , è solo lavoro. E poi.... guardi che ufficio mi ritrovo" fa, allargando le baccia a contenere il mare, la spiaggia, e tutte le sue (orribili) collane di conchiglie.
"Fronte mare " dico sorridendo, e, finalmente, capisco.
"che fatica" commento guardandolo con partecipazione.
Lui, un vero signore, mi ripaga con un'occhiata impetosita, facendomi capire che io, della vita, non ho capito un tubo. Poi mi dice " fatica è alzarsi con la preoccupazione, coi pensieri, con l'ansia. Questo qui , è solo lavoro. E poi.... guardi che ufficio mi ritrovo" fa, allargando le baccia a contenere il mare, la spiaggia, e tutte le sue (orribili) collane di conchiglie.
"Fronte mare " dico sorridendo, e, finalmente, capisco.
giovedì, agosto 05, 2010
Blackout
Sono giunta ad una tremenda conclusione: non so più scrivere. Non ho più nulla di sensato su cui ironizzare o su cui sconcertarmi.
Tolgo il disturbo, tornerò qualora più ispirata.
Tolgo il disturbo, tornerò qualora più ispirata.
mercoledì, agosto 04, 2010
Vintage malaga
Oggi sono stata accusata di essere una vecchia babbiona dalle ragazze del mio team, per aver ordinato alla nostra gelateria il gusto malaga.
Mi hanno detto che è un gusto molto anni 80 il che equivale, nel loro caso, a dire che è un gusto tipico di quando loro avevano due anni.
Quindi molto MOLTO vintage.
Posso essere d'accordo, infatti il gelataio, all'udire per telefono l'ordine inconsueto, ha negato perfino l'esistenza di un tale gusto. Chiaramente deve essere nato negli anni 80 pure lui.
E comunque il malaga è un gusto in estinzione, raro come il panda.
Io che distinguo le persone in due categorie: i gusti creme e i gusti frutta, propendendo ad avere rapporti umani e fisici solo con i primi, ritengo che gli estimatori del malaga siano persone solari, goderecce e mediamente pingui.
A parziale comfutazione della mia teoria va detto che in paesi evoluti e tiepidamente frigidi quali uk e francia, il malaga , pur nella traduzione svecchiata e meno libidinosa di rum-raisin, è un gusto comume, al pari della vaniglia.
Insomma in italia sono vecia, in uk sono ordinaria.
Mi hanno detto che è un gusto molto anni 80 il che equivale, nel loro caso, a dire che è un gusto tipico di quando loro avevano due anni.
Quindi molto MOLTO vintage.
Posso essere d'accordo, infatti il gelataio, all'udire per telefono l'ordine inconsueto, ha negato perfino l'esistenza di un tale gusto. Chiaramente deve essere nato negli anni 80 pure lui.
E comunque il malaga è un gusto in estinzione, raro come il panda.
Io che distinguo le persone in due categorie: i gusti creme e i gusti frutta, propendendo ad avere rapporti umani e fisici solo con i primi, ritengo che gli estimatori del malaga siano persone solari, goderecce e mediamente pingui.
A parziale comfutazione della mia teoria va detto che in paesi evoluti e tiepidamente frigidi quali uk e francia, il malaga , pur nella traduzione svecchiata e meno libidinosa di rum-raisin, è un gusto comume, al pari della vaniglia.
Insomma in italia sono vecia, in uk sono ordinaria.
La mia adorabile bambina: racconto di mamma
Luglio è un mese un po' strano: maghi è dai nonni perchè i suoi genitori lavorano e non saprebbero dove altro lasciarla (parlare in terza persona attenua il senso di responsabilità).
Carlo si rilassa un po', io invece mi macero e mi sento in colpa ogni volta che esco a prendere un aperitivo con amici che riesco a vedere una volta l'anno, tra il 01-07 e il 31-07.
Domenica, quando l'abbiamo portata dai nonni, lei mi ha stretto forte dicendo "mamma ti voglio tanto bene, voglio tornare con te a casa".
Certo sentire una frase del genere potrebbe essere piacevole per una persona priva di disturbi della personalità.
Io invece, col mio consueto equilibrio emotivo, sono entrata in uno sbattimento senza fine, popolato di sensi di colpa, frustrazioni e presagi di sventura.
Poi l'ho messa a letto, e li, sdraiata vicino a me, appena prima di addormentarsi, mi dice: "mamma ci vediamo presto, non preoccuparti, mi diverto, coi nonni".
Ecco. Maghi ha tre anni e mezzo, ed è molto più matura di me. Speriamo che crescendo regredisca così ci incontriamo a metà strada.
giovedì, luglio 29, 2010
Stica!
Oggi ho davvero pensato che stavolta la mia Visa non ce l'avrebbe fatta, a metabolizzare la corposa strisciata, e invece mi ha sorpreso, cara vecchia Visa, tu si che sei un oggetto affidabile anche nei momenti in cui l'acquisto si fa impervio.
Ma ecco che, appena la macchinetta sputacchia fuori lo scontrino e la mia Visa sorride, esausta, il mio cellulare inizia a suonare:
- Pronto, signora Longoni, è il servizio frodi Carta Visa
- Eh...
- Stiamo verificando se lei ha veramente eseguito il pagamento di una cifra fuori dall'ordinario
- Essì, dico io
- Però!, dice la Visa
Ma ecco che, appena la macchinetta sputacchia fuori lo scontrino e la mia Visa sorride, esausta, il mio cellulare inizia a suonare:
- Pronto, signora Longoni, è il servizio frodi Carta Visa
- Eh...
- Stiamo verificando se lei ha veramente eseguito il pagamento di una cifra fuori dall'ordinario
- Essì, dico io
- Però!, dice la Visa
mercoledì, luglio 28, 2010
Smaltire i 40

22 luglio, compio 40 anni, contro la mia volontà
- 7am - 10pm: a Monaco da Escada a far presentazioni powerpoint
- 10pm - 1am: arrivo a casa, litigo furiosamente con Carlo essendo io una grandissima stronza, per di più di mezza età. fine del 22 luglio
- 1am - 4am: cerco di convincere carlo che anche se sono una irrecuperabile rovinamomentibelli possiamo ancora essere una famiglia felice. Non ci riesco. Non proprio.
- 5am: sveglia, partiamo per malpensa per un viaggio segreto, che Carlo ha organizzato per me
- 6am: apprendiamo che il volo è in ritardo di due ore e mezza. Maghi, eternamente cuor contento, improvvisa giochi di società in aeroporto
- 12am: siamo al porto di napoli, scendendo dal taxi mi rendo conto che la mia migliore amica parteciperà a questo viaggio verso un luogo ancora sconosciuto
- 2pm: siamo in un albergo stupendo sull'isola di Capri, e dal terrazzino della camera guardo il mare che spunta da dietro le bouganvilles
- 9pm: risporante da Gioia, a marina piccola: dal nostro tavolo vedo il mare cristallino, a due passi da noi, ceno con Carlo, Maghi, Roberta, Andrea ed Alicella
- 11pm: dopo esserci scolati una bottiglia di falanghina pro capite, l'eroica Roby, colta da un malore prolungato da 'mbriacatura e solleone, mobilita l'attenzione della creme della creme napoletana radunata al ristorante e rimedia un pronto intervento da elegante dottoressa vestita prada che le ficca due dita in gola con una classe mai vista
- 9am: passando dalla piazzetta rimaniamo bloccati tra la folla adunata per vedere il matrimonio di un miliardario italo americano in cui tutti, dagli sposi al corteo, sembrano risplendere di perfezione fiabesca.
- 12am: ci imbarchiamo su Malice, e iniziamo i nostri due giorni di veleggiata sulla Costiera amalfitana.
- 11pm: dormiamo alla fonda, mare grosso, Maghi si spara 13 ore di sonno, io e Carlo usciamo sul ponte a guardare la luna piena, e ci prepariamo a una notte di sogni ondosi.
- 9am : ci alziamo e salendo sul tender per scendere a terra a far colazione io e Maghi finiamo in acqua tutte vestite. Ho sempre adorato i bagni di prima mattina.
- 7pm: entriamo nel porto di nisida, pronti per tornare a casa, siamo accolti da: pioggia, fulmini, vento, e poi, sul finire, grande arcobaleno: Non è in fondo così, la vita?
mercoledì, luglio 14, 2010
Epurazione
In ufficio stanno mettendo a punto delle affinate tecniche di selezione naturale. Secondo la legge di Darwin, sopravviverà solo chi sia atto a portare avanti la razza aziendale nel modo più efficiente possibile. La tecnica è semplice ma di una efficacia primitiva: hanno staccato l'aria condizionata.
Siccome siamo in un loft a grandi vetrate stiamo come orchidee in serra: 45 gradi - tasso di umidita 88%.
Le uniche zone freschette sono le stanze riunioni che essendo cieche e coi soffitti a botte presentano una situazione climatica simile a quella delle celle per il vino. Pur di stare in una sala riunioni c'è gente che si imbuca in meeting dove non conosce nessuno spacciandosi per l'amministratore delegato di Chanel.
Io ho optato per un offisite dal gelataio siciliano, altri sono andati in palestra solo a farsi la doccia, senza passare nemmeno dagli attrezzi.
Evidentemente siamo geneticamente destinati a perire professionalmente e ad ingrassare fisicamente.
Siccome siamo in un loft a grandi vetrate stiamo come orchidee in serra: 45 gradi - tasso di umidita 88%.
Le uniche zone freschette sono le stanze riunioni che essendo cieche e coi soffitti a botte presentano una situazione climatica simile a quella delle celle per il vino. Pur di stare in una sala riunioni c'è gente che si imbuca in meeting dove non conosce nessuno spacciandosi per l'amministratore delegato di Chanel.
Io ho optato per un offisite dal gelataio siciliano, altri sono andati in palestra solo a farsi la doccia, senza passare nemmeno dagli attrezzi.
Evidentemente siamo geneticamente destinati a perire professionalmente e ad ingrassare fisicamente.
venerdì, luglio 09, 2010
Freepress
Siamo arrivati al punto in cui proprio non si può procrastinare il ricorso all'esselunga: siamo arrivati allo stadio 3 della carta igienica:
- Primo stadio - la carta igienica sta per finire, si esplicita la voce "carta igienica" sulla lista della spesa, ci si prepara all'acquisto con puntualitù e fermezza
- Secondo stadio - la carta igienica è finita: si ricorre allo scottex casa, ignorando i disegnini a forma di crostata che da sopra al rotolo ci suggeriscono utilizzi più appropriati
- Terzo e ultimo stadio - è finito anche lo scottex, non ci rimane che il freepress: metro, city, o quello che si trova in portineria. Meglio ancora la gazzetta ammorbidita da ripetute sfogliature.
Oltre credo che si trovi lo stadio "emorroidi", e non ci vorrei proprio arrivare.
- Primo stadio - la carta igienica sta per finire, si esplicita la voce "carta igienica" sulla lista della spesa, ci si prepara all'acquisto con puntualitù e fermezza
- Secondo stadio - la carta igienica è finita: si ricorre allo scottex casa, ignorando i disegnini a forma di crostata che da sopra al rotolo ci suggeriscono utilizzi più appropriati
- Terzo e ultimo stadio - è finito anche lo scottex, non ci rimane che il freepress: metro, city, o quello che si trova in portineria. Meglio ancora la gazzetta ammorbidita da ripetute sfogliature.
Oltre credo che si trovi lo stadio "emorroidi", e non ci vorrei proprio arrivare.
lunedì, luglio 05, 2010
Ci rimane solo l'Olanda
Sabato mentre scavavo buche nella sabbia di Sestri Levante da lontano sentivo la folla di curiosi che si assembravano intorno al televisore dei bagni Sempione per assistere allo scontro epico tra Germania e Argentina.
I cori di "oohhhhh" e "uuuhhh" mi facevano capire che qualcosa di grosso stava accadendo. Si trattava infatti dell'Argentina di Maradona che, come avrebbe titolato evocativamente la Gazzetta il giorno dopo, veniva ASFALTATEN 4-0 dall'odiosa Germania.
Quello che mi ha colpito è stato il tifo che questa partita ha suscitato, potente e schierato. Il pubblico italiano, orfano della propria nazionale, aveva scelto l'Argentina per incanalare la passione inesplosa, o probabilmente era solo contro la Germania, come è naturale. Solo alcuni piccoli bastardi nazisti in erba urlavano "terroni a casa", riferendosi con scarsissimo acume geografico e superdotata ottusità razziale alla gloriosa Argentina.
E però tutti prendevano una posizione netta, come se schierarsi fosse un bisogno umano, come se tifare per una squadra che non è la propria fosse necessario per giustificare due ore rubate allo scavo di buche nella sabbia.
Come se solo la passione qualificasse come CALCIO un'attività che altrimenti si potrebbe descrivere come 22 uomini che corrono dietro ad un pallone.
I cori di "oohhhhh" e "uuuhhh" mi facevano capire che qualcosa di grosso stava accadendo. Si trattava infatti dell'Argentina di Maradona che, come avrebbe titolato evocativamente la Gazzetta il giorno dopo, veniva ASFALTATEN 4-0 dall'odiosa Germania.
Quello che mi ha colpito è stato il tifo che questa partita ha suscitato, potente e schierato. Il pubblico italiano, orfano della propria nazionale, aveva scelto l'Argentina per incanalare la passione inesplosa, o probabilmente era solo contro la Germania, come è naturale. Solo alcuni piccoli bastardi nazisti in erba urlavano "terroni a casa", riferendosi con scarsissimo acume geografico e superdotata ottusità razziale alla gloriosa Argentina.
E però tutti prendevano una posizione netta, come se schierarsi fosse un bisogno umano, come se tifare per una squadra che non è la propria fosse necessario per giustificare due ore rubate allo scavo di buche nella sabbia.
Come se solo la passione qualificasse come CALCIO un'attività che altrimenti si potrebbe descrivere come 22 uomini che corrono dietro ad un pallone.
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