Non scrivo su sta parete da boh, un anno? le ipotesi sono due, o ho una vita così intensa che non ho tempo di postare ho ho una vita così monotona che non ho niente da dire.
Comunque, dal momento che l'unica costante della mia vita è l'incostanza, tornerò, sparirò, tornerò, tornerò, tornerò, sparirò...
martedì, gennaio 29, 2008
giovedì, maggio 10, 2007
Dentomaso
Ho realizzato che provo un oscuro piacere nello stare distesa sulla poltrona del mio dentista ricciolino a farmi iniettare dosi massicce di anestetico e trapanare molari e premolari con cadenza settimanale. Oggi gli ho confessato che non avendolo visto per 15 giorni mi era mancato. Lui, dopo avermi torturato con l'elettrobisturi per un'ora e un quarto mi ha salutato con il solito: "è stato un piacere".
mercoledì, marzo 21, 2007
Semplicezza
Serve essere innamorati come la prima volta che ci si è innamorati per riuscire a buttare dall'oggi al domani la propria individualità nel cestino e decidere che in fondo l'insonnia perpetua può essere una condizione vivibile. Quasi mistica. Questo mi ha fatto Margherita.
mercoledì, settembre 06, 2006
Errori genetici

Uomini. Vi rivelo una sconvolgente verità sulle modelle. Le modelle, pur appartenendo all'insieme dell'universo femminile, sono pure anomalie statistiche. Nelle curve gaussiane si trovano sulla coda destra, sono degli sbagli genetici. Quindi è totalmente inutile che fissiate i vostri standard su quelle. Voi nella curva gaussiana siete più o meno sulla mediana. Loro, isolate in splendida solitudine statistica sulla loro coda semideserta, non riescono nemmeno a vedervi, a voi, stipati lì sulla collinetta della media insieme ad una moltitudine indistinta di sbavanti uomini comuni. E' inutile, vi dovete rassegnare. Se non ci siete anche voi, su qualche coda statistica (preferibilmente sulla coda della gaussiana del reddito medio pro capite. Dalla parte giusta, però) abbassate il tiro e riscoprite le virtù della donna media, che per quanto media è sempre più sorprendente di un equivalente maschile.
venerdì, agosto 11, 2006
Buio

Nel buio non ci sono percorsi prefissati, nel buio puoi guardare ovunque, immaginare sentieri improbabili, solidificare ipotesi credibili o costruire incubi magnifici. Il paracadute del buon senso è rimasto piegato nelle tasche del giorno, sei a mollo nella tua mente senza filtri che ripercorre in loop tutti i singoli eventi degli ultimi sei giorni, senza tregua, con patologica minuzia e logica tentatrice.
Le verità si alternano in un gioco caleidoscopico a mille dimensioni, ombre e minacce ti spingono dentro a sensi vietati che intrappolano la mente. I pensieri si muovono più fluidi e veloci ma assumono proporzioni ingestibili, di una lucidità incontenibile in cui perdi il senso della ragione.
Delle ragioni.
E’ un giorno nuovo e sei già stanca.
Le verità si alternano in un gioco caleidoscopico a mille dimensioni, ombre e minacce ti spingono dentro a sensi vietati che intrappolano la mente. I pensieri si muovono più fluidi e veloci ma assumono proporzioni ingestibili, di una lucidità incontenibile in cui perdi il senso della ragione.
Delle ragioni.
E’ un giorno nuovo e sei già stanca.
venerdì, luglio 28, 2006
Cento pizze cento facce
Volete assistere in diretta a un reality show ti stampo gastronomico?
Andate a mangiare a mezzogiorno da Cento Pizza. Si tratta di una pizzeria apparentemente innocua con ameno gazebo all’aperto su graziosa piazzetta in zona Statale.
Dovete solo sedervi ad un tavolo ed attendere, con fiducia. A poco a poco emergeranno i godibilissimi personaggi che come da copione popolano anche questo reality.
Il mio preferito è Felipe, colombiano tuttofare che, unico in un gruppo di camerieri platealmente ignavi, scodinzola veloce tra i tavoli, rivolgendosi ai clienti con aria sorniona in accento stretto di Bogotà, avvallando la nota teoria che ogni italiano capisce lo spagnolo. E in fondo pizza si dice pizza un po’ ovunque
Felipe è il personaggio più presente, perché gli altri appaiono in modo erratico per lo più per farsi una sigarettina a bordo gazebo discutendo allegramente delle abitudini alcoliche dei loro colleghi.
Tra le comparse la mia preferita è Ernesto, il cameriere più bello del mondo, che vanta una fiera somiglianza con il grande che guevara, di cui condivide, sospetto, la nobiltà d’animo. Difende infatti a spada tratta l’Ubriaco sostenendo che ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita, incluso venire a lavorare ogni santo giorno ciucco tradito. Beh.
Ecco, con Ernesto ho un po’ di problemi di comunicazione, dal momento che, come accade con ogni uomo che mi soggioga esteticamente, non riesco a guardarlo mentre ci parlo, quindi mi rivolgo a paola mentre gli chiedo cosa c’è nel pollo messicano. Questo complica un po’ le ordinazioni, ma svaga notevolmente i miei commensali.
Gli altri personaggi che popolano il nostro reality, il Bullo, l’Ubriaco (vedi sopra), l’Ariano (l’unico esemplare di Tedesco che fa il cameriere in Italia), sono più che altro apparizioni fuggevoli e rumorose che si chiamano e si lanciano epiteti da un lato all’altro del locale, fregandosene bellamente della presenza dei clienti che tra una focaccia alla bufala e un caffè shakerato sono ormai completamente assorbiti dalle storie di vita di questa compagine di uomini fatti di onore alcol fumo e parolacce in lingue assortite.
Immancabile.
Andate a mangiare a mezzogiorno da Cento Pizza. Si tratta di una pizzeria apparentemente innocua con ameno gazebo all’aperto su graziosa piazzetta in zona Statale.
Dovete solo sedervi ad un tavolo ed attendere, con fiducia. A poco a poco emergeranno i godibilissimi personaggi che come da copione popolano anche questo reality.
Il mio preferito è Felipe, colombiano tuttofare che, unico in un gruppo di camerieri platealmente ignavi, scodinzola veloce tra i tavoli, rivolgendosi ai clienti con aria sorniona in accento stretto di Bogotà, avvallando la nota teoria che ogni italiano capisce lo spagnolo. E in fondo pizza si dice pizza un po’ ovunque
Felipe è il personaggio più presente, perché gli altri appaiono in modo erratico per lo più per farsi una sigarettina a bordo gazebo discutendo allegramente delle abitudini alcoliche dei loro colleghi.
Tra le comparse la mia preferita è Ernesto, il cameriere più bello del mondo, che vanta una fiera somiglianza con il grande che guevara, di cui condivide, sospetto, la nobiltà d’animo. Difende infatti a spada tratta l’Ubriaco sostenendo che ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita, incluso venire a lavorare ogni santo giorno ciucco tradito. Beh.
Ecco, con Ernesto ho un po’ di problemi di comunicazione, dal momento che, come accade con ogni uomo che mi soggioga esteticamente, non riesco a guardarlo mentre ci parlo, quindi mi rivolgo a paola mentre gli chiedo cosa c’è nel pollo messicano. Questo complica un po’ le ordinazioni, ma svaga notevolmente i miei commensali.
Gli altri personaggi che popolano il nostro reality, il Bullo, l’Ubriaco (vedi sopra), l’Ariano (l’unico esemplare di Tedesco che fa il cameriere in Italia), sono più che altro apparizioni fuggevoli e rumorose che si chiamano e si lanciano epiteti da un lato all’altro del locale, fregandosene bellamente della presenza dei clienti che tra una focaccia alla bufala e un caffè shakerato sono ormai completamente assorbiti dalle storie di vita di questa compagine di uomini fatti di onore alcol fumo e parolacce in lingue assortite.
Immancabile.
venerdì, luglio 21, 2006
Test sotto l'ombrellone

Mi ha sempre interessato la psicologia, come dimostra il mio conclamato feeling con gli uomini disturbati. Stavo testando il nuovo Google Scholar, che compie ricerche all'interno di testi accademici e ho trovato il risultato che vedete qui sotto. Se manifestate 5 o più dei sintomi sotto citati, allora appartenete alla categoria patologica che ho ricercato (e che dovete indovinare). Casualmente tutti e nove i sintomi sono parte preponderante dei miei tratti caratteriali.
1. sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono
2. un quadro di relazioni interpersonali instabili ed intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi d’iperidealizzazione e svalutazione
3. alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili
4. impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate
5. ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante
6. instabilità affettiva dovuta a marcata reattività dell’umore (p. es. episodica intensa disforia, irritabilità o ansia che di solito durano poche ore e soltanto raramente più di pochi giorni)
7. sentimenti cronici di vuoto
8. rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (p. es. accessi di ira, rabbia costante, ricorrenti scontri fisici etc.)
9. ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.
giovedì, luglio 20, 2006
tanti compleanni e troppe feste
quando una donna smette di sentirsi speciale è facile che incappi in un uomo ordinario.
è uno spostamento quasi impercettibile, lento. è un viaggio che ha ad un estremo il sentire che quello che un uomo fa per te è dovuto e all'altro estremo la consapevolezza che quello che un uomo non fa per te o fa contro di te è accettabile.
lungo il Cammino trovi un amico, il Cinismo, che ti aiuta a rivedere la tua visione delle persone.
parti sentendo che sei unico per il destino. immagini che la gente sia tutta potenzialmente ricca di scoperte e che possa servire alla tua esperienza personale. apertura opportunistica al mondo, che di fatto è lì per te. quella sensazione di sentirti fuori posto (ovunque) che ti accompagna dalla nascita la ribalti a tuo favore, impari a sentirti unico e per questo interessante (ovunque). abbracci l'idea di Pasolini, che Cultura è riuscire a parlare con chiunque.
è uno spostamento quasi impercettibile, lento. è un viaggio che ha ad un estremo il sentire che quello che un uomo fa per te è dovuto e all'altro estremo la consapevolezza che quello che un uomo non fa per te o fa contro di te è accettabile.
lungo il Cammino trovi un amico, il Cinismo, che ti aiuta a rivedere la tua visione delle persone.
parti sentendo che sei unico per il destino. immagini che la gente sia tutta potenzialmente ricca di scoperte e che possa servire alla tua esperienza personale. apertura opportunistica al mondo, che di fatto è lì per te. quella sensazione di sentirti fuori posto (ovunque) che ti accompagna dalla nascita la ribalti a tuo favore, impari a sentirti unico e per questo interessante (ovunque). abbracci l'idea di Pasolini, che Cultura è riuscire a parlare con chiunque.
poi il Cammino, irto di ostacoli falsità regole semplificazione conformismo, a cui la tua Specialità non ti sottrae per diritto naturale, ti instilla il ragionevole dubbio che questa storia della unicità sia tutta una sòla è che in realtà sei una persona abbastanza mediocre.
continui a sentirti fuori luogo ovunque, ma rivedi un attimo Pasolini e in fondo decidi che puoi rinunciare alla Cultura.
la gente inizia a perdere quel fascino dell'ignoto, emergono pochi individui che riconosci subito perchè per stare bene nel mondo devono stordirsi in qualche modo, con la comicità, l'ironia, il cinismo o l'alcol.
in fondo stai bene, in un equilibrio altalenante tra luce ottimismo solarità e buio noia rifiuto.
duro è il momento in cui ti rendi conto che la persona che ti sta accanto non si deve stordire per stare bene in mezzo a quello a cui tu ormai sei impermeabie, perchè quello lì è il suo mondo.
mercoledì, luglio 05, 2006
RI-VINCITA!!!

Da quanto aspettavo questa partita!!!. Qualcosa come 24 anni? Esattamente così, una sofferenza mortale per 115 minuti e poi la CATARSI, due goal da guardare all’infinito negli ultimi 5 minuti dei supplementari, contro una Germania che gioca in casa e 60,000 tifosi che da quando ci hanno fischiato l’inno ho iniziato a detestare. Hanno fischiato tutto il tempo, bei polmoni, e poi improvvisamente hanno iniziato a piangere. Volubili.
Li abbiamo, li hanno, ricoperti di guano, nelle scorse settimane, scandali calcistici, pregiudizi, epiteti, delusioni, e a loro sono girate, è chiaro, si vedeva da come cantavano l’inno, tranquilli, orgogliosi, con accennati sorrisini agli angoli della bocca, come se sapessero che quella era la loro notte.
Una squadra che è risorta improvvisamente lasciandoci innamorati urlanti e lacrimanti di gioia. Era dal 1982 che non vedevo un gruppo così unito, è la prima volta che sento ogni giocatore parlare di NOI, ogni volta che gli chiedono qualcosa di LUI, parla di gruppo, non si esalta, sta tranquillo, dice (Materazzi): “guarda che non abbiamo ancora vinto niente”, e “fanno bene i tifosi a festeggiare, si devono sfogare di tutto il brutto che hanno dovuto subire, noi non possiamo, abbiamo ancora da giocare” (Buffon).
Finalmente una squadra dove giocano tutti, 120 minuti di corsa in ogni angolo del campo di Gattuso; Cannavaro e Zambrotta i gladiatori, Buffon “subito santo” (diceva uno striscione), Pirlo e Gilardino lì a servire due goal fantastici, Del Piero e Grosso che hanno fatto vedere a tutti, soprattutto alla squadra avversaria, minacciosa senza estro, che tecnica cuore fantasia e coraggio mettono insieme la Storia Italiana. E Lippi, uomo ruvido e diretto, con una lungimiranza (e un fondello) ammirevoli. E tutti gli altri, dal primo all’ultimo hanno fatto la loro parte, mai lamentosi, mai a terra a grattarsi la schiena sul prato, mai polemici, mai rancorosi, ma incazzati e orgogliosi si.
Ieri ho visto gli Italiani che vorremmo essere, sempre, in tutto. GRAZIE!!!
lunedì, giugno 26, 2006
martedì, giugno 20, 2006
Delta negativo
Per qualsiasi ragione, in qualsiasi circostanza, anche dietro minaccia o sotto ricatto, non utilizzate mai, mai MAI Delta come compagnia aerea. MAI!!!
venerdì, giugno 09, 2006
Lampedusa
Immaginate uno scoglio affiorante in mezzo al mare, uno scoglio enorme brullo e roccioso, con poche costruzioni spartane e qualche dammuso pietroso immerso in un paesaggio stepposo. Questa è la prima impressione che avete arrivando a Lampedusa.Immaginate di imboccare a piedi una discesa ciottolosa e polverosa, sconnessa e instabile, un po’ una metafora geologica delle nostre esistenze, e di arrivare, dopo una decina di minuti, su un pianoro a strapiombo sul mare. Di li se vi affacciate appena appena sarete in grado di capire cosa significa l’aggettivo mozzafiato, vi troverete a fissare a mascelle cascanti e con gli occhi lucidi una piscina naturale di acqua marina azzurro acquamarina (e beh…), abbracciata da un golfo di sabbia bianca e fine larga almeno 400 metri delimitato a sinistra da un isolotto affollato di gabbiani, detto isola dei conigli (e beh…) e a destra da un promontorio roccioso.
In un posto del genere chi ci potete trovare? Tartarughe che nidificano, gabbiani che svolazzano, melchiorre il cubista lampedusano esperto in capperi sotto sale, massimo ciavarro che vi illuminerà sul nome dei venti, un uomo fiorentino che inventa nomi femminili bizzarri, e naturalmente, se siete proprio proprio fortunati, il mio amico stefano.
giovedì, maggio 25, 2006
Non si può che girarsi o succhiarsi i pollici
Per la prima volta credo di aver finalmente capito cosa prova una mamma, a parte il mal di pancia e il vomito. Ho visto mia figlia, alta 18 centimetri (ebbene si, è femmina, come il mio ginecologo rabdomante aveva previsto), sbadigliare (certo non è proprio un luna park lì dentro), massaggiarsi il collo e succhiarsi il pollice di fronte ai miei occhi sbalorditi, dentro la mia pancia.
M'ha preso la sindrome della mamma zuccherosa.
mercoledì, maggio 24, 2006
Cristiana e Daniela

C’è qualcosa che mi rende felice nella mia vita, anzi tante, ma questa mi raggiunge di rado, e vale la pena di dirla.
Ho due amiche, Cristiana e Daniela, loro all’inizio erano amiche mie, tra di loro non si conoscevano, anzi un po’ si schifavano, poi hanno iniziato una danza di avvicinamento cauto e ineluttabile, e al mio ritorno da Londra le ho ritrovate vere amiche.
Le mie amiche non sono come le altre femmine. Non sono oche, gattemorte, vanitose, smorfiose, false come le donne amiche spesso sono.
Tutti gli altri difetti li hanno, come me.
Ci vediamo poco, ma io amo incontrarle di sabato, verso mezzogiorno, per pranzo. Intorno ad una piccola tavola apparecchiata si discute con gioia.
Parliamo di noi, e qualche volta di uomini. Parliamo del matrimonio di Daniela, parliamo della mia pancia, delle idee imprenditoriali di Cristiana, gioie e dolori.
Daniela si lamenta del servizio e delle mie braccia magre, Cristiana alza gli occhi al cielo e io rido.
Tutto regolare. Ho bisogno di loro per ricordarmi che la nostra vita in fondo si può riassumere tra un insalata di polpo e un caffè macchiato. Raccontata così è leggera, e sembra quasi speciale.
Ho due amiche, Cristiana e Daniela, loro all’inizio erano amiche mie, tra di loro non si conoscevano, anzi un po’ si schifavano, poi hanno iniziato una danza di avvicinamento cauto e ineluttabile, e al mio ritorno da Londra le ho ritrovate vere amiche.
Le mie amiche non sono come le altre femmine. Non sono oche, gattemorte, vanitose, smorfiose, false come le donne amiche spesso sono.
Tutti gli altri difetti li hanno, come me.
Ci vediamo poco, ma io amo incontrarle di sabato, verso mezzogiorno, per pranzo. Intorno ad una piccola tavola apparecchiata si discute con gioia.
Parliamo di noi, e qualche volta di uomini. Parliamo del matrimonio di Daniela, parliamo della mia pancia, delle idee imprenditoriali di Cristiana, gioie e dolori.
Daniela si lamenta del servizio e delle mie braccia magre, Cristiana alza gli occhi al cielo e io rido.
Tutto regolare. Ho bisogno di loro per ricordarmi che la nostra vita in fondo si può riassumere tra un insalata di polpo e un caffè macchiato. Raccontata così è leggera, e sembra quasi speciale.
lunedì, maggio 15, 2006
Germi
In Liguria a maggio sembra che tutto il mondo sia impegnato in un’unica attività: riprodursi. La natalità zero italiana trova una confutazione plateale in un luogo dove l’età media sarebbe inferiore agli 8 anni se non fosse per le nonne che accompagnano le pericolose creature motorizzate (il lungomare è affollato di macchinine elettriche e biciclettine guidate da microbi in caschetto e nike misura 32) .I bambini sono chiaramente già dei piccoli animali, come d’altra parte le bambine mostrano il gene della zoccolaggine già dalla culla.
Osservo con tenerezza un marmocchio sui 7 anni che arrivando in bicicletta da un carruggio si avvicina alla mamma e le mostra orgoglioso uno stupendo fiore di magnolia giallo.
- Guarda mamma, l’ho trovato sulla strada
- O, Mattia, che meraviglia!
Il bambino, beccatosi ormai il complimento, prende il fiore, e con una violenza inaudita tenendolo per il gambo inizia a sbatterlo sul pavimento facendo strage di petali e polline .
Poi monta in sella di fronte agli occhi inorriditi della madre e torna e fare il teppista coi suoi compagni di merende.
Gli uomini sono strani, e non migliorano crescendo.
Meditando sulla scarna mascolinità del violentatore di magnolie osservo sul tavolino vicino al mio un ragazzo che con lussuria scarta un cartoccio di focaccia superunta e staccandone delle strisce fa la zuppetta nel cappuccino, raccogliendo con cura religiosa la schiumetta sui bordi.
Alzo gli occhi al cielo rassegnata e mi rifugio nel mio gelato, grazie a dio a celle ligure esiste ancora il gusto malaga.
giovedì, maggio 04, 2006
Riapparizioni e mutazioni

Sono tornata, con meno nausea e più pancia.
Ho scoperto che la maternità colpisce le donne come un evento devastante, a volte inopportuno, spesso incomprensibile per il proprio stesso corpo.
In ogni caso, non voglio diventare come una di quelle gestanti che a tre mesi, ancora magre come fusi, già circolano con tuta, scarpe da ginnastica e fasce di seta nei capelli.
Io rimango fedele al tacco 10, fnchè la forza di gravità me lo consente. E per favore, se inizio a parlare di tecniche di parto sparatemi in fronte.
Voglio solo dare un aggiornamento veloce su un fatto curioso che non è una leggenda metropolitana ma una seria bizzarria biologica. Le voglie.
Le mie riguardano al momento: acqua tonica a fiumi, yogurt alla prugna, sedano e maionese, pancarrè con emmenthal e peperoni sottaceto, pollo al curry. Ma esse sono mutevoli e imprevedibili.
Non sopporto più: succo di frutta all'albicocca. Prosciutto cotto. Biscottini da tè.
Ho altre voglie, che non posso rivelare in una sede pubblica.
venerdì, aprile 07, 2006
Dirigibile
Stamattina mentre prendo il taxi verso il mio appuntamento bi-quotidiano con la sofferenza, alzo gli occhi al cielo (come una martire vera), e cosa vedo svettare sopra alla mia testa confusa? un dirigibile blu, su cui chiaramente appare il monito "VOTA" seguito da un simbolo.Essendo io cieca, e in più rimbambita da dosi massicce di Plasil a spasso per il mio corpo, non ho avuto modo di capire cosa il simbolo rappresentasse.
Rimarrò per sempre con la curiosità di sapere chi, da lassù, mi si intimò di votare.
Ma qualcuno deciderà chi votare in base agli imperativi di un dirigibile?
martedì, aprile 04, 2006
Ricordi del liceo

Eravamo al liceo, traducevamo Orfeo ed Euridice, versione latino-italiano. Il mio compagno, Massi, arrivò incolume fino all’ultima strofa (era bravo, lui) finchè giunse l’”aer”….
Ecco qui uno stralcio della versione, dai bei tempi andati:
“Orfeo, presa così per mano la sua sposa iniziò il suo cammino verso la luce ma durante il viaggio, un sospetto cominciò a farsi strada nella sua mente pensando di condurre per mano un'ombra e non Euridice.
Dimenticando così la promessa fatta [ovvero quella di non voltarsi verso Euridice, o l’avrebbe persa per sempre] si voltò a guardarla ma nello stesso istante in cui i suoi occhi si posarono sul suo volto Euridice svanì , Orfeo si sporse cercando di afferrarla ma le sue mani riuscirono solo a stringere... l’”aer”.
Traduzione: Orfeo si sporse cercando di afferrarla ma le sue mani riuscirono solo a stringere.. le sue orecchie!
Molto romantico. Adoravo il liceo.
mercoledì, marzo 29, 2006
Vita realistica
Mi manca Sex & the City, il lato frivolo della cosa. Carrie, la protagonista, ogni attimo sfoggia look assurdi, che diventano espedienti di stile originali e sfiziosi grazie al coraggio e alla naturalità con cui li porta.Ho scoperto, grazie a fashionblog, un altro blog, the Sartorialist, dove ogni giorno qualche bizzarro/elegante/originale/sofisticato newyorkese viene fotografato e postato, per far vivere lo spirito della città attraverso le scelte modaiole dei suoi imprevedibili abitanti.
Consideravo la possibilità di fare lo stesso a Milano ma credo che l'anima stilistica della nostra città sia un po' meno varia di quella di New York.
Ad esempio ho verificato di recente che le donne che lavorano nella finanza, contrattualmente credo, devono portare borse monogrammate Louis Vuitton. tailleur pantalone nero e scarpe Prada. Molto griffato, ma un po' triste.
venerdì, marzo 17, 2006
Silenzio

Anni fa pensavo di aver trovato su un libro di detti zen una frase che mi aveva illuminato l esistenza.
"Nessuno è più esigente di colui che non chiede mai".
Chiaro no? Se non chiedi lasci tutto nelle mani degli altri, non fissi confini, favori, attimi, richieste, che una volta soddisfatte, puoi metterti tranquillo ed essere sicuro di aver fatto la tua parte.
E’ come fare un regalo di Natale su ordinazione invece di un regalo a sorpresa in qualsiasi momento dell’anno.
Chi non chiede vuole essere sopraffatto, stupito, o semplicemente capito, senza imposizioni.
Può avere delle aspettative altissime o accontentarsi di pochissimo, ma sicuramente è più impegnativo di chi ti fa una lista della spesa dei suoi bisogni.
Non sempre è ad alto mantenimento emotivo, ma in genere ci sono degli attimi in cui è importante esserci, per lui. E non te lo farà capire, dovrai spiarlo, ascoltare i suoi silenzi, cogliere le sue gelosie, vedere il suo istinto muoversi.
Il bisogno non verrà mai espresso, ma chi saprà coglierlo si conquisterà l’amore o l’affetto eterno del silenzioso.
Convincente ed affascinante come tesi.
Esiste un neo, nella realtà delle nostre vite tuttaltro che zen. Nella nostra cultura superficiale ed egocentrica il rischio che corre il silenzioso è che stando lì a non chiedere niente finisca per essere ignorato.
Siamo in una cultura del tutto detto,urlato e rivelato, un mondo isterico in cui se non te ne vai in giro vestito coi catarifrangenti nessuno ti vede.
O ancora peggio, anche se urli e chiedi aiuto, esprimi delle esigenze limitate e puntuali, nessuno di caga, o qualcuno si irrita perchè sei troppo esplicito.
Allora abbiamo due alternative, signori. Silenzi vuoti, che non esprimono più niente, né bisogni non rivelati né curiosità reciproca, solo mancanza.
Bisogni urlati, con stizza volgarità fermezza, distruttivi per la loro disperazione, che non incontreranno mai compassione, perché aiuto, non lo si dovrebbe mai chiedere.
Quando arrivi al punto di dover chiedere, è arrivata la solitudine.
"Nessuno è più esigente di colui che non chiede mai".
Chiaro no? Se non chiedi lasci tutto nelle mani degli altri, non fissi confini, favori, attimi, richieste, che una volta soddisfatte, puoi metterti tranquillo ed essere sicuro di aver fatto la tua parte.
E’ come fare un regalo di Natale su ordinazione invece di un regalo a sorpresa in qualsiasi momento dell’anno.
Chi non chiede vuole essere sopraffatto, stupito, o semplicemente capito, senza imposizioni.
Può avere delle aspettative altissime o accontentarsi di pochissimo, ma sicuramente è più impegnativo di chi ti fa una lista della spesa dei suoi bisogni.
Non sempre è ad alto mantenimento emotivo, ma in genere ci sono degli attimi in cui è importante esserci, per lui. E non te lo farà capire, dovrai spiarlo, ascoltare i suoi silenzi, cogliere le sue gelosie, vedere il suo istinto muoversi.
Il bisogno non verrà mai espresso, ma chi saprà coglierlo si conquisterà l’amore o l’affetto eterno del silenzioso.
Convincente ed affascinante come tesi.
Esiste un neo, nella realtà delle nostre vite tuttaltro che zen. Nella nostra cultura superficiale ed egocentrica il rischio che corre il silenzioso è che stando lì a non chiedere niente finisca per essere ignorato.
Siamo in una cultura del tutto detto,urlato e rivelato, un mondo isterico in cui se non te ne vai in giro vestito coi catarifrangenti nessuno ti vede.
O ancora peggio, anche se urli e chiedi aiuto, esprimi delle esigenze limitate e puntuali, nessuno di caga, o qualcuno si irrita perchè sei troppo esplicito.
Allora abbiamo due alternative, signori. Silenzi vuoti, che non esprimono più niente, né bisogni non rivelati né curiosità reciproca, solo mancanza.
Bisogni urlati, con stizza volgarità fermezza, distruttivi per la loro disperazione, che non incontreranno mai compassione, perché aiuto, non lo si dovrebbe mai chiedere.
Quando arrivi al punto di dover chiedere, è arrivata la solitudine.
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